• Pubblicata il:
  • Autore: Filippo grandis
  • Categoria: Racconti trans
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L'amica della trans - Catania Trasgressiva

Una sera assieme ad un amico capitai per caso in un piccolo locale fuori dal centro che non avevo mai visto. La clientela era piuttosto eterogenea: giovani e meno, donne, un gruppo di gay che stazionava in fondo al bar. Bevemmo qualcosa e mentre eravamo lì entrò una trans molto bella, anche se non più giovanissima, che parlottò a lungo con la donna al bancone, quindi acquistò una coppa di spumante e se ne andò. Anch’io e il mio amico uscimmo dal locale ma decisi di tornarci da solo qualche volta. La visione della trans infatti mi aveva particolarmente colpito. Era piuttosto alta, capelli biondi, labbra siliconate e occhi verdi, grosse tette e aria accattivante. Le prime due volte che tornai nel bar lei non si fece vedere ma alla terza entrò per comprare la coppa di spumante. Io rimasi a fissarla a lungo mentre parlava con la donna al bancone senza il coraggio di avvicinarmi e quando se ne andò mi maledissi per la mia timidezza e stupidità. Durante il giorno pensavo spesso a lei e mi masturbavo sognando il suo corpo. Tornavo sempre al bar, tanto che la padrona scambiava qualche parola con me e il gruppo di gay mi aveva invitato più volte a bere qualcosa con loro ma io declinavo sempre. La trans tornò un’altra volta, sempre per lo spumante e quando se ne andò chiesi qualche informazione alla padrona del bar. Mi disse che si chiamava Marina e che era una sua amica, veniva da Napoli e abitava proprio sopra il bar. Le chiesi se poteva presentarmela e lei, strizzandomi l’occhio, rispose di sì. Quando Marina tornò, un sabato, la padrona del bar accennò a me che stavo in fondo al bancone e la trans mi sorrise e mi fece cenno di avvicinarmi. La raggiunsi e mi presentai. Lei indossava un vestito a fiori molto stretto e parlava con un forte accento partenopeo. Le chiesi se potevo offrirle qualcosa e fare due chiacchiere con lei ma Marina disse che quella sera era impegnata ma che il giorno seguente era libera e aveva voglia di andare al cinema, se mi andava avrei potuto accompagnarla. Accettai e fissammo per l’indomani. Quando mi presentai Marina disse che aveva cambiato idea e che preferiva restare in casa a sbrigare delle faccende. Deluso e deciso a non perdere l’occasione di stare con lei mi offrii di farle al suo posto, lei ci pensò su e poi accettò. Mi disse di iniziare dal bagno e passare alla cucina. Lei si sedette di fronte alla tv e mi guardò lavorare. Pulii, strofini, spolverai e feci bucato e lavai le stoviglie. Marina parlava al telefono e ogni tanto mi dava qualche indicazione. Quando ebbi finito, mi sedetti vicino a lei per riposare. Si era fatto sera e Marina si offrì di preparare cena. Cucinò degli spaghetti piccantissimi che non riuscivo a mettere in bocca, lei li divorò e terminò persino i miei. Andai a comprare del gelato e quando tornai a casa sua lei stava in camera distesa sul letto, nuda.
“Non è per questo che sei qui?” disse mostrandomi il cazzo che spuntava da un paio di mutandine bianche.
Io mi spoglia e iniziai a spompinarla. Ben presto il suo affare si ingrossò e Marina sembrava apprezzare il mio lavoro. Aveva un cazzo non lungo ma grosso,dal sapore molto pungente e le piaceva strusciarmi la cappella sulle labbra e sul volto. Prese a schiaffeggiarmi mentre le facevo il pompino ed a ingiurarmi con termini napoletani. Andai avanti a lungo in quel modo e lei era sempre più eccitata e soddisfatta. Quindi mi fece mettere disteso sul letto e mi legò le mani con una cravatta. Si accese una sigaretta e si mise seduta a guardarmi. Le chiesi cosa avesse intenzione di fare e lei ripose che stava aspettando un’amica. Quando suonarono alla porta pensai che si trattasse di un’altra trans e che insieme volessero farmi la festa. Invece era la padrona del locale che portava con sé la coppa di spumante. Marina e la donna si misero a bere in cucina e quando tornarono in camera la donna non si meravigliò di trovarmi lì. Io non sapevo casa dire ma Marina prese in mano la situazione e mi ficcò ancora il suo uccello in bocca. Intanto la donna armeggiava con il mio buchetto, con mani evidentemente avvezze alla cosa, lo spalmò di gel e vi ficcò dentro un paio di dita per dilatarlo ben bene. Quando Marina fu pronta mi prese da dietro sfondandomi con una chiavata lenta e potente. Sentivo il suo affare martellarmi il culo con grazie ed esperienza e godevo come non mai. La donna si toccava ammirando la scena e quando Marina venne, volle sfruttare il fatto che la mia eccitazione era al massimo da ore e la trombai mentre Marina ci guardava. Alla fine eravamo tutti e tre stremati e mangiammo di nuovo, verso le due andammo tutti a casa ma da quel giorno sono divento un cliente ancora più assiduo di quel bar.

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29/06/2005 00:25

lambyluisa

ragazzo molto fortunato.

07/10/2005 17:18

poldo

il bar è a napoli?

04/09/2006 22:24

aa

sukkia

03/07/2005 18:02

ciccio

Caro Filippo verrò presto al tuo bar per conoscere Marina

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